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Salmo 91

 

 

1] Tu che abiti al riparo dell'Altissimo
e dimori all'ombra dell'Onnipotente,

[2] dì al Signore: "Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio, in cui confido".

[3] Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
[4] Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.

[5] La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,

[6] la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

[7] Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.

[8] Solo che tu guardi, con i tuoi occhi
vedrai il castigo degli empi.

[9] Poiché tuo rifugio è il Signore
e hai fatto dell'Altissimo la tua dimora,

[10] non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

[11] Egli darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutti i tuoi passi.

[12] Sulle loro mani ti porteranno
perché non inciampi nella pietra il tuo piede.

[13] Camminerai su aspidi e vipere,
schiaccerai leoni e draghi.

[14] Lo salverò, perché a me si è affidato;
lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.

[15] Mi invocherà e gli darò risposta;
presso di lui sarò nella sventura,
lo salverò e lo renderò glorioso.

[16] Lo sazierò di lunghi giorni
e gli mostrerò la mia salvezza.

Commento

 

Questo salmo, che è considerato di protezione-liberazione-guarigione e viene utilizzato spesso negli esorcismi, assume un’importanza fondamentale per  far comprendere molte cose. Quando accadono delle disgrazie o gravi infortuni che coinvolgono anche persone credenti si sente spesso la seguente domanda-critica: “Ma come mai è accaduto l’incidente a quella persona che si reca di frequente in Chiesa? Come mai Dio non l’ha preservato?”. Se esaminiamo con attenzione il salmo (che dovremmo leggere spesso!)  otteniamo la risposta a tali domande o ad altre similari.

Innanzitutto il Salmo inizia con la constatazione che soltanto chi “abita al riparo dell’Altissimo e dimora all’ombra dell’Onnipotente” può lecitamente (da un punto di vista teologico, s’intende) dire al Signore “Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio, in cui confido”. Abitare al riparo dell’Altissimo e dimorare all’ombra dell’Onnipotente significa affidare la propria vita a Dio mediante l’incessante preghiera e l’assiduo accostamento ai sacramenti. In tal caso è quindi proficuo chiedere (e ottenere) rifugio e protezione, come meglio specificato nel proseguo del salmo. Non basta quindi recarsi a Messa ogni tanto e recitare qualche breve orazione, come pratica religiosa da molti intesa. La Madonna da Medjugorje non cessa infatti d’invitare i “cari figli” a porre concretamente (e non soltanto col pensiero) Dio al primo posto nella vita mediante l’incessante orazione, la lettura quotidiana della Sua eterna Parola (cioè la Bibbia), l’accostamento frequente ai sacramenti, l’adorazione Eucaristica e della Croce, il digiuno, l’abbandono a Dio. Catechesi ormai trascurata da molti catechisti, preti, vescovi e cardinali dediti a porre l’uomo (e non Dio) al centro della vita e a sostituire la predicazione evangelica con quella sociologica (condivisa, quest’ultima, anche dai laicisti e dagli atei). Soltanto dopo questa essenziale premessa segue l’intervento protettivo, liberatore e salvifico di Dio.

Ciò premesso conviene effettuare un breve esame di coscienza e domandarci “Quanti di noi si sforzano di porre Dio e la Sua eterna Parola al centro della vita? Quanti si interrogano sulla volontà di Dio riguardo alle scelte della vita? Quanti  invocano giornalmente il Signore chiedendogli la protezione, la guarigione e la protezione? Quanti di noi, dopo il Rosario intero giornaliero e l’altrettanto quotidiana lettura della Bibbia effettuano preghiere di guarigione-protezione-liberazione con aspersione di acqua benedetta e utilizzo dell’olio benedetto?”. Dalla risposta a queste brevi domande deriva anche la comprensione di certi accadimenti.